Credito d’Imposta Ricerca e Sviluppo 2018

Tutte le novità introdotte nel 2017 per gli investimenti nelle attività di ricerca e sviluppo.

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Credito d’imposta ricerca e sviluppo 2018 cosa cambia per le imprese impegnate in attività di ricerca e sviluppo? L’incentivo fiscale riconosciuto alle aziende, già regolamentato dal nostro ordinamento giuridico, presenta delle novità introdotte con la Legge di Bilancio  e con i successivi chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate. Il cambiamento riguarda principalmente il periodo di agevolazione, la misura e l’importo massimo del credito d’imposta ricerca e sviluppo, le spese ammissibili e l’ampliamento dei potenziali beneficiari.

Le novità del credito d’imposta ricerca e sviluppo 2018

Se la tua azienda ha deciso d’investire in attività di ricerca e sviluppo, ti sarà utile sapere quali modificazioni sono state attuate.

Il periodo di agevolazione

Le imprese potranno beneficiare del credito d’imposta riconosciuto fino al 31 dicembre 2020, quindi un anno in più per gli investimenti incrementali effettuati dalle aziende. A proposito, la circolare emessa dall’Agenzia delle Entrate ha precisato che alle imprese con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, spetterà l’agevolazione nel periodo d’imposta 2020. Invece, per i soggetti interessati che hanno un periodo d’imposta che non coincide con l’anno solare, gli investimenti a cui sarà riconosciuto il credito saranno quelli a decorrere dal periodo 2015-2016 al periodo d’imposta 2020-2021.

Numeri e misure del credito d’imposta ricerca e sviluppo

Una delle novità introdotte riguarda la misura e l’importo massimo del credito d’imposta ricerca e sviluppo. Infatti, l’articolo 1, comma 15 della Legge di Bilancio 2017 prevede che a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello attuale, al 31 dicembre 2016, l’aliquota sia definita al 50% per tutti i tipi di spese. Quindi un miglioramento delle condizioni rispetto a quelle previste prima delle modifiche presentate. Infatti, prima l’aliquota era fissata al 25% e saliva al 50% per le spese sostenute per l’impiego di personale qualificato e per i contratti extra muros.

Rimane invariato il massimale per il credito d’imposta ricerca e sviluppo riconosciuto di € 5.000.000 per ogni beneficiario, a condizione che l’investimento nelle attività di ricerca e sviluppo sia almeno di € 30.000 nel periodo d’imposta in cui l’impresa desidera ricevere tale agevolazione.

Come viene calcolato il credito d’imposta ricerca e sviluppo

I presupposti per accedere all’incentivo non sono variati. Per determinare l’importo occorre calcolare la spesa incrementale complessiva, che è data dalla differenza tra quanto investito nelle attività di ricerca e sviluppo nel periodo d’imposta e la media della stessa tipologia di investimenti nei tre periodi d’imposta precedenti.

Se la tua impresa è stata costituita recentemente e le attività oggetto delle agevolazioni sono relative al periodo d’imposta compreso tra il 2017 e il 2020, l’aliquota del 50% sarà applicata al valore totale delle spese sostenute nel triennio di riferimento e senza considerare la media dei 3 anni precedenti in cui l’impresa non era operativa.

Nella circolare emessa dall’Agenzia delle Entrate sono disponibili degli esempi di calcolo del credito d’imposta.

Le modifiche di legge sul credito d’imposta ricerca e sviluppo 2018 per le imprese

Per avere il quadro della normativa vigente prima delle novità introdotte con la Legge di Bilancio 2017, puoi fare riferimento all’articolo 3 del Decreto Legge 145/2013, convertito, con modificazioni dalla Legge 9/2014, poi sostituito dall’articolo 1, comma 35 della Legge 190/2014 (Legge di Stabilità 2015) e attuato a maggio 2015.

A seguire le novità introdotte nel 2017, quelle già esposte e altre riguardanti la tipologia di spese riconosciute e i destinatari delle agevolazioni.

Leggi anche: Superammortamento / Fondo di Garanzia / Finanza Agevolata

Le spese ammissibili dal credito d’imposta ricerca e sviluppo 2018

Prima delle modifiche alla normativa che regolamenta il riconoscimento del credito d’imposta, le disposizioni prevedevano che le spese riconosciute fossero soltanto quelle relative al personale altamente qualificato impegnato nelle attività di ricerca e sviluppo. Tra i requisiti richiesti, vi era il dottorato di ricerca presso un’università italiana o estera e quindi in possesso di laurea magistrale in discipline tecniche e scientifiche, secondo la classificazione UNESCO Isced o di cui allegato 1 del D.L. 145/2013.

Cosa è cambiato?

La legge vigente, alla formulazione della lettera a, comma 6, articolo 3 del D.L. n. 145/2013 riporta che l’impresa per determinare il credito d’imposta ricerca e sviluppo potrà tenere in considerazione le spese relative al tutto il personale impegnato nelle attività, senza alcuna differenziazione. A tal proposito, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che le risorse dovranno essere impegnate in attività connesse e coerenti, quindi di supporto alla ricerca e che non saranno presi in considerazione quei costi relativi ad altre tipologie di mansioni.

I beneficiari del credito d’imposta ricerca e sviluppo 2018

L’ambito soggettivo della nuova normativa, nello specifico il comma 1-bis all’articolo 3, D.L. n. 145/2013, intende favorire le imprese ampliando la tipologia di soggetti che possono beneficare del credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo. Per questo, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016, l’incentivo sarà destinato anche alle imprese residenti o le stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti non residenti, in funzione di contratti stipulati con imprese operative in altri Stati membri dell’Unione Europea, negli Stati aderenti all’accordo sullo Spazio Economico Europeo, ovvero in Stati compresi nell’elenco di cui al Decreto del Ministero delle Finanze 04.09.1996.

L’Agenzia delle Entrate precisa anche:

  • le imprese residenti che svolgono l’attività di ricerca e sviluppo per conto di committenti non residenti sono equiparate ai soggetti residenti che effettuano investimenti per conto proprio;
  • l’incentivo fiscale non spetta se il committente è un’impresa residente, perché in questo caso vengono riconosciute le spese di ricerca extra-muros, o intra-muros nel caso di ricerca commissionata tra società dello stesso gruppo;
  • sono ammesse le spese sostenute a decorrere dal periodo d’imposta 2017, anche relative a contratti precedenti e ancora in corso di validità;
  • la normativa vigente riconosce come valide le spese sostenute per contratti stipulati con una delle parti che risulti una società estera o una controllata italiana, o le spese di una stabile organizzazione estera in accordo con la casa madre estera per l’esecuzione delle attività concordate;
  • il credito d’imposta spetta anche per le attività di ricerca commissionate da università, organismi di ricerca e altri enti non residenti.

La fruizione del credito d’imposta per ricerca e sviluppo

Le imprese che vorranno utilizzare del credito d’imposta ricerca e sviluppo, dovranno indicarlo nel quadro RU del Modello Unico della dichiarazione dei redditi. Tale credito andrà in compensazione a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in cui sono state sostenute le spese.

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Credito d'Imposta Ricerca e Sviluppo 2018
Descrizione
Credito d'Imposta Ricerca e Sviluppo 2018 i vantaggi per le imprese che investono in ricerca e sviluppo.
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Incentivimpresa

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