FESR Lombardia: fondo perduto per voucher formativi aziendali

FESR Lombardia: fondo perduto per voucher formativi aziendali

Voucher formativi per permettere a lavoratori autonomi, cooperative e micro, piccole e medie imprese di investire nella formazione propria o dei propri dipendenti. È questa la logica che sta alla base dell’azione 1.4.1. del Programma Regionale FESR 21-27 della Lombardia, che raccoglie una delle più utilizzate linee di finanziamenti europei.

La dotazione finanziaria del progetto ammonta a 5 milioni di euro, distribuiti in modo non uniforme tra il 2023 e il 2028. Ciascun lavoratore potrà riscuotere fino a un massimo di 4 mila euro l’anno, da spendere nell’ambito delle attività di formazione previste nell’apposito catalogo regionale.

L’obiettivo dei voucher FESR Lombardia è quello di garantire la competitività delle MPMI lombarde, consentendo un continuo aggiornamento professionale che permetta di rimanere al passo con i competitors anche nei periodi di difficoltà e recessione.

FESR Lombardia: chi può richiedere i voucher formativi

Passiamo ora a vedere quali sono i soggetti che possono beneficiare dei voucher. Il bando previsto nell’ambito del Programma Regionale FESR 21-27, infatti, si rivolge a un gran numero di beneficiari:

  • Lavoratori dipendenti, titolari e soci di micro, piccole e medie imprese (MPMI) che lavorano sul territorio lombardo;
  • Lavoratori autonomi (partite IVA) con domicilio fiscale in Lombardia;
  • Soci-lavoratori di cooperative (sempre a patto di rispettare le restrizioni territoriali);
  • Artigiani e collaboratori delle imprese familiari.

Voucher FESR Lombardia: quanto è possibile ottenere

La misura del PR FESR Lombardia, che rientra nell’ambito dei finanziamenti a fondo perduto, prevede che i voucher formativi rilasciati possano essere spesi per acquistare uno o più corsi di formazione disponibili all’interno dell’apposito catalogo regionale. Tali competenze rientrano negli ambiti della transizione industriale, del green, della digitalizzazione e della sostenibilità.

Ciascun voucher ha un valore massimo di 4 mila euro ed è spendibile nell’annualità di riferimento per un singolo lavoratore (o libero professionista). Un’ultima precisazione: l’importo massimo di voucher formativi cumulabili da ciascuna azienda non può superare i 12 mila euro l’anno.

FESR Lombardia: quando richiedere i voucher

Il bando per i voucher formativi aziendali previsto nell’ambito del PR FESR Lombardia è attivo dall’estate 2023. Le domande possono essere inoltrate attraverso il portale dedicato, messo a disposizione dalla Regione Lombardia per raccontare l’agevolazione e per raccogliere le richieste delle imprese.

Nuova Impresa 2023: fondo perduto per MPMI e autoimprenditorialità

Se hai da poco lanciato la tua impresa (o se sei un lavoratore autonomo che ha da poco aperto partita IVA), Nuova Impresa 2023 potrebbe essere il bando giusto per te. Promosso da Unioncamere Lombardia, lo sportello ha ricevuto una dotazione finanziaria di 1 milione di euro per il 2023 e si occupa di erogare contributi a fondo perduto per coprire fino al 50% dei costi (ammissibili) sostenuti in fase di lancio dell’impresa. Una misura estremamente ampia e inclusiva, che consente a un gran numero di beneficiari di vedersi riconoscere un’agevolazione per numerose spese: dall’acquisto di macchinari alle spese di consulenza, dai canoni di locazione all’acquisto di brevetti. Vediamo insieme in questa brevissima scheda quali sono le caratteristiche del bando Nuova Impresa 2023, cosa lo differenzia dai tanti finanziamenti a fondo perduto disponibili sul mercato italiano ed entro quando è possibile effettuare la domanda.

Nuova Impresa 2023: i beneficiari

Il bando Nuova Impresa 2023 è rivolto alle MPMI (micro, piccole e medie imprese) e ai lavoratori autonomi con domicilio fiscale in Lombardia. Tutte le imprese che intendono presentare la domanda devono però rispettare i seguenti parametri:

  • Le MPMI devono essere iscritte al Registro delle Imprese a decorrere dall’1/01/2023 gennaio;
  • I lavoratori autonomi devono essere dotati di partita IVA individuale a decorrere dal 1° gennaio del 2023.

Cosa finanzia il bando Nuova Impresa 2023?

Nuova Impresa 2023 nasce con l’obiettivo di facilitare l’avvio delle nuove imprese. Pertanto i contributi a fondo perduto riguardano quasi tutte le spese che solitamente devono essere sostenute quando si crea un’azienda:

  • Acquisto di beni durevoli: macchinari, arredi e strumentazione;
  • Acquisto di hardware e software necessari per lo svolgimento dell’attività;
  • Acquisto o sviluppo di brevetti;
  • Onorari notarili e professionali, consulenze;
  • Realizzazione di strutture in muratura;
  • Pagamento canoni di locazione;
  • Spese di comunicazione e marketing.

Una precisazione importante: per essere giudicati ammissibili, i progetti che vengono presentati devono comunque prevedere un investimento non inferiore ai 3.000 euro.

Nuova Impresa 2023: le agevolazioni

Ma a quanto ammonta il contributo a fondo perduto che si può ottenere grazie al bando Nuova Impresa 2023? L’agevolazione copre fino al 50% delle spese ammissibili presentate nel progetto (e comunque entro un limite invalicabile di 10.000 euro).

È chiaro che non si parla di grandi cifre, ma vista l’enorme quantità di spese ammissibili, dovrebbe essere molto semplice per qualsiasi azienda ottenere il massimo del contributo a fondo perduto previsto in Nuova Impresa 2023.

Nuova Impresa 2023: entro quando inviare la domanda

Non resta che parlare di scadenze: il bando Nuova Impresa 2023, attivato alle ore 14:00 del 27 aprile 2023, resterà aperto fino al 28 marzo 2024. C’è tempo fino alle ore 12:00 per inviare la domanda di contributo. Tutta la modulistica necessaria per presentare la domanda è disponibile nella sezione dedicata del sito web di Unioncamere Lombardia.

Linea Green: fondo perduto per efficientamento energetico in Lombardia

Linea Green: fondo perduto per efficientamento energetico in Lombardia

Sono sempre più numerosi i finanziamenti a fondo perduto per le aziende che scelgono di investire nella sostenibilità ambientale. Tra questi, il bando Linea Green (finanziato con risorse PR FESR 2021-2027) nasce proprio per stimolare gli investimenti volti a ridurre l’impatto ambientale degli impianti produttivi lombardi (rientra, infatti, nella corposa mole dei finanziamenti Regione Lombardia). Acquisto di impianti di energia green, opere murarie, macchinari… Sono numerosissimi gli interventi che Linea Green agevola sia con un contributo a fondo perduto, sia con una garanzia gratuita regionale sul finanziamento necessario per l’investimento. Requisito principale: presentare un progetto che preveda l’abbattimento almeno del 30% dei gas serra prodotti dall’impianto in questione. Andiamo ora a vedere come partecipare al bando, quali sono le scadenze e quali sono i beneficiari.

A chi si rivolge Linea Green?

Vediamo ora se la tua azienda possiede i requisiti per accedere al bando Linea Green. La domanda può essere presentata da qualunque azienda (sia PMI che grandi imprese) a patto però che abbia una sede operativa in Lombardia, almeno due bilanci depositati e che sia iscritta al Registro delle Imprese. Insomma, ben pochi i paletti che rischiano di escludere

Bando Linea Green: gli interventi ammissibili

Per ricevere il contributo a fondo perduto, l’impresa richiedente deve avere pronto un progetto aziendale di efficientamento energetico e riduzione delle emissioni. Vediamo più nel dettaglio quali sono le caratteristiche che deve avere ciascun progetto per essere giudicato ammissibile al bando Linea Green:

  • Investimento minimo di 100 mila euro;
  • Deve prevedere interventi che garantiscano una riduzione delle emissioni di gas serra pari almeno al 30%;
  • Ovviamente deve riguardare l’efficientamento energetico dello stabilimento produttivo (per la riduzione dei consumi), anche sfruttando impianti di energia rinnovabile.

Insomma, il bando Linea Green considera ammissibile un gran numero di spese: dall’acquisto dei macchinari ai sistemi di accumulo energetico, dai sistemi di domotica all’illuminazione LED, fino ad arrivare all’acquisto e installazione di impianti per la produzione di energia rinnovabile.

Ma attenzione: Linea Green consente anche di finanziare parte delle spese per lavori di ristrutturazione muraria e/o impiantistica, a patto ovviamente che siano volte a efficientare energeticamente lo stabilimento.

Linea Green: agevolazioni e fondo perduto

I finanziamenti a fondo perduto sono notoriamente i più ambiti e ricercati dalle imprese italiane. Vediamo quanto (e cosa) è possibile ottenere grazie al bando Linea Green:

  • Garanzia regionale gratuita sul finanziamento necessario per l’investimento. Questa consente di coprire a costo zero il 70% dell’importo complessivo;
  • Contributo a fondo perduto calcolato in percentuale in base alle spese ammissibili presentate nel progetto all’atto della domanda.

Il finanziamento che l’impresa deve richiedere per svolgere l’intervento deve avere una durata minima di tre anni, fino a un massimo di sei (includendo, eventualmente, un preammortamento di massimo due anni).

In ogni caso la somma degli importi del finanziamento garantito e del contributo a fondo perduto non può superare i 10 milioni di euro (per le domande presentate fino al 31 dicembre 2023).

Linea Green: attivazione e scadenza

Il bando Linea Green è attivo dal 17/05/2023. Le domande per accedere al contributo a fondo perduto devono essere presentate entro il 28 luglio 2023 (per le grandi imprese) e fino ad esaurimento dei fondi stanziati per le PMI. È bene ricordare, infine, che si tratta di un bando decisamente complesso: ci intenda accedere a Linea Green dovrà farlo con l’aiuto di professionisti esperti. Tutta la modulistica per inoltrare la domanda è presente sul portale istituzionale.

Linea Sviluppo Aziendale: agevolazione PMI e MidCap

Linea Sviluppo Aziendale: agevolazione PMI e MidCap

Ecco una buona occasione per PMI e MidCap che hanno intenzione di investire nell’ampliamento o nell’ammodernamento del loro processo produttivo. Con una dotazione finanziaria di 115 milioni di euro, il bando Linea Sviluppo Aziendale finanzia le imprese lombarde con importi agevolabili fino a 3 milioni di euro. Una misura da non sottovalutare, insomma, se si rientra nei parametri richiesti e si sta cercando l’agevolazione più giusta tra i tanti finanziamenti a fondo perduto disponibili sul mercato. Ma quali sono i requisiti per accedere al bando? E quanto è possibile ottenere?

Chi può accedere al bando Linea Sviluppo Aziendale?

Il bando Linea Sviluppo Aziendale è molto ampio, vediamo quali sono i requisiti per le aziende che decidono di presentare la domanda:

  • devono essere iscritte nel Registro delle Imprese;
  • devono aver depositato almeno due bilanci;
  • devono avere una sede operativa in Lombardia (o comunque nelle zone indicate dal bando).

Insomma, può richiedere le agevolazioni un gran numero di PMI e MidCap. Le aziende che presentano la domanda per il bando Linea Sviluppo Aziendale dovranno solo rispettare questi pochi parametri e non essere state inadempienti, in passato, nella restituzione del credito.

Linea Sviluppo Aziendale: gli interventi ammissibili

Come abbiamo detto, il bando Linea Sviluppo Aziendale finanzia piani di sviluppo aziendale che puntino all’ammodernamento e all’ampliamento produttivo. L’importo dell’investimento deve rientrare in una forbice che oscilli da un minimo di 100.000 euro fino a un massimo di 3 milioni di euro.

Numerosissimi gli interventi finanziabili, vediamo quali sono i principali:

  • Acquisto di nuovi macchinari e attrezzature per gli impianti produttivi;
  • Acquisizione di brevetti volti a diversificare o migliorare la produzione;
  • Acquisto di software che migliorino o diversifichino la produzione aziendale;
  • Opere di ampliamento dello stabilimento produttivo;
  • Opere di ammodernamento strutturale e/o impiantistico dello stabilimento produttivo.

Una precisazione importante: tutti gli interventi previsti nell’ambito del piano di sviluppo presentato dovranno essere realizzati nella sede operativa indicata nella domanda (e che deve naturalmente trovarsi in Lombardia.

Linea Sviluppo Aziendale: le agevolazioni disponibili

Veniamo ora alla domanda più importante: che agevolazioni è possibile ottenere partecipando al bando Linea Sviluppo Aziendale?

L’impresa richiedente riceverà un finanziamento (fino a un massimo di 2.850.000 euro e per una durata che oscilla tra i 3 e i 6 anni) da parte di uno dei soggetti finanziatori convenzionati. Fatto ciò, l’azienda otterrà una garanzia regionale gratuita a copertura del finanziamento stesso e un contributo a fondo perduto in conto capitale sull’investimento (che, ricordiamolo, non deve essere inferiore a 100.000 euro).

Purtroppo però l’importo del contributo a fondo perduto varia enormemente a seconda del tipo di azienda (piccola, media o grande) e dell’area su cui insiste la sede operativa oggetto dell’investimento. Questo, infatti, può oscillare tra un minimo del 5% fino a un massimo del 30% delle spese ammissibili. Purtroppo la complessità del bando Linea Sviluppo Aziendale, che indubbiamente richiede il lavoro di professionisti in fase di presentazione della domanda, rende difficile stabilire rapidamente l’importo preciso.

Linea Sviluppo Aziendale: quando fare la domanda?

Troppo tardi per richiedere le agevolazioni previste dalla Linea Sviluppo Aziendale? In realtà non esiste una data di scadenza del bando. Pur essendo stato aperto il 13 giugno 2023, infatti, questo rimarrà aperto fino all’esaurimento delle risorse stanziate.

ARTES 4.0: fondo perduto per ricerca industriale e sviluppo

ARTES 4.0: fondo perduto per ricerca industriale e sviluppo

Se stessi valutando investimenti in Ricerca e Sviluppo per la tua azienda, questo contributo potrebbe fare al caso tuo. Il nuovo bando di ARTES 4.0, infatti, concede finanziamenti a fondo perduto alle imprese che presentino progetti di R&S entro il 1° marzo 2024.

Ogni progetto, che sarà valutato ed eventualmente approvato dal competence center, potrà ricevere da un minimo di 140.000 a un massimo di 400.000 euro. Andiamo ora a vedere più nel dettaglio quali sono i beneficiari, le azioni finanziabili, i costi ammissibili e le scadenze.

Bando ARTES 4.0: i beneficiari

Forse ti starai chiedendo se la tua azienda può beneficiare di queste agevolazioni. Il bando di ARTES 4.0 per ricerca industriale e sviluppo sperimentale è aperto a tutte le imprese, a prescindere dalla grandezza: dalle start-up alle grandi imprese, passando naturalmente per le PMI.

Essendo prevalentemente incentrato su R&S, il bando di ARTES 4.0 prevede che le università e i centri di ricerca possano essere partner (o, meglio, fornitori) delle imprese che presentano le proposte.

Progetti ammissibili a finanziamento

Il bando di ARTES 4.0 è aperto a progetti di investimento che abbiano come finalità la ricerca industriale e lo sviluppo sperimentale. L’obiettivo dovrà comunque essere l’uso di tecnologie innovative per l’ottimizzazione di processi e prodotti.

Bando ARTES 4.0: quali sono i costi ammissibili?

Ma per quali voci di spesa è possibile chiedere il finanziamento a fondo perduto? I costi ammissibili nel nuovo bando ARTES 4.0 sono i seguenti:

  • Strumentazioni e macchinari;
  • Personale;
  • Brevetti;
  • Consulenze specialistiche;
  • Locazione di immobili;
  • Materiali e forniture.

Bando ARTES 4.0: le agevolazioni

Il nuovo bando di ARTES 4.0 per ricerca industriale e sviluppo sperimentale, l’abbiamo già detto, prevede che siano finanziati (a fondo perduto) progetti innovativi nell’ambito dell’R&S. Ma qual è l’entità delle agevolazioni concesse?

Le imprese devono naturalmente presentare un progetto di sviluppo e chiedere le agevolazioni per parte dei costi sostenuti. Queste, per le azioni legare a ricerca industriale e studi di fattibilità, non possono superare il 50% delle spese totali per le grandi imprese, il 60% per le medie imprese e il 70% dei costi previsti da progetto per le piccole imprese. Per le azioni di sviluppo sperimentale, invece, le percentuali scendono a 25% per le grandi aziende, 35% per le medie e 45% per le piccole imprese.

Bando ARTES 4.0: quanto si può ottenere

A questo punto è inevitabile porsi una domanda: quanto è possibile ottenere partecipando al bando ARTES 4.0 per ricerca e sviluppo? Le spese ammissibili (quelle per le quali è possibile ottenere il finanziamento a fondo perduto) devono necessariamente essere comprese tra un minimo di 140.000 euro e un massimo di 400.000 euro per ciascun progetto presentato.

Scadenza bando ARTES 4.0: i tempi

Il bando del Competence Center ARTES 4.0 per progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale è tutt’ora aperto. È possibile presentare domande entro e non oltre la data del 1° marzo 2024. C’è ancora un po’ di tempo, quindi, per inviare il proprio progetto e chiedere il finanziamento a fondo perduto.

Green Transition Fund: finanziamento agevolato per start-up e PMI

Green Transition Fund: finanziamento agevolato per start-up e PMI

Sono sempre più numerosi gli investimenti ESG, quelli cioè che puntano a finanziare la sostenibilità ambientale, sociale e gestionale delle imprese. In questo scenario si iscrive il Green Transition Fund (GTF): un fondo da 250 milioni di euro per gli investimenti in green economy, transizione ed efficienza energetica, riduzione dei consumi. Parliamo di un fondo ministeriale (gestito da CDP Venture Capital Sgr) pensato dell’ambito degli interventi PNRR (Supporto di startup e venture capital attivi nella transizione ecologica) che ha l’obiettivo di dar vita a investimenti diretti e indiretti (finanziamenti agevolati) per PMI e start-up innovative che operano nella transizione ecologica. Una misura certamente complessa, che può però rappresentare una grande opportunità.

Green Transition Fund: beneficiari

Come abbiamo detto, il Green Transition Fund è rivolto a start-up, spin-off e piccole e medie imprese che si caratterizzino per progetti di sviluppo innovativi nelle filiere dell’economia circolare e nella green economy. L’idea è quella di finanziare 25 imprese target cui si riconosce un valore strategico per la crescita dell’economia nazionale.

Naturalmente sono esclusi tutti i progetti di sviluppo nelle filiere degli idrocarburi e dell’estrazione. Numerosi, al contrario, i settori interessati dalla misura. Parliamo di un ampio ventaglio di comparti che spaziano dall’agricoltura all’industria, passando per il turismo, l’artigianato, i servizi e il commercio.

Il discrimine per accedere al Green Transition Fund, infatti, non è il settore in cui si opera, quanto piuttosto la tipologia di investimento che si intende realizzare.

Green Transition Fund: interventi finanziabili

Ma quindi quali interventi bisogna proporre per ottenere il finanziamento? Il Green Transition Fund è stato pensato per finanziare grandi progetti di sviluppo che riguardino principalmente la produzione energetica da fonti rinnovabili, l’efficientamento energetico, la mobilità sostenibile e, più in generale, la decarbonizzazione.

Interessante, soprattutto per il comparto produttivo e artigianale, anche la possibilità di richiedere finanziamenti per investimenti nell’economia circolare (riduzione e riuso di rifiuti e scarti di lavorazione, per esempio).

Le agevolazioni del Green Transition Fund

Ma quanto è possibile ottenere con il Green Transition Fund? Il fondo, l’abbiamo già detto, ha una dotazione di 250 milioni di euro, di questi il 40% (parliamo di ben 100 milioni) sarà destinato a finanziare i progetti di investimento realizzati nelle regioni del Sud Italia e nelle isole.

Più nel dettaglio, ci stiamo riferendo a Campania, Puglia, Calabria, Basilicata, Molise, Abruzzo, Sicilia e Sardegna.

Ad ogni modo, per ogni progetto deve essere previsto un investimento diretto da parte del Green Transition Fund per un importo compreso tra 1 e 15 milioni di euro.

Credito d’imposta fino al 50% per investimenti in beni strumentali nuovi

Credito d’imposta fino al 50% per investimenti in beni strumentali nuovi

Credito d’imposta per le imprese che desiderano investire in beni strumentali nuovi per migliorare la loro competitività e trasformare la loro attività. Il bando prevede un credito d’imposta fino al 50% per gli investimenti in beni strumentali materiali e immateriali funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi delle strutture produttive.

Questa agevolazione riguarda per tutte le imprese residenti in Italia, indipendentemente dalla loro natura giuridica, dal settore economico di appartenenza e dalle dimensioni.

Chi può beneficiare del credito d’imposta per investimenti in beni strumentali

I soggetti beneficiari del credito d’imposta per investimenti in beni strumentali sono tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla natura giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione, dal regime contabile e dal sistema di determinazione del reddito ai fini fiscali. Inoltre, sono ammissibili anche gli esercenti arti e professioni, i soggetti aderenti al regime forfetario, le imprese agricole ed le imprese marittime.

Tuttavia, sono escluse dal credito d’imposta le imprese in stato di liquidazione volontaria, fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo senza continuità aziendale, altra procedura concorsuale e le imprese destinatarie di sanzioni interdittive.

Per beneficiare del credito d’imposta, le imprese devono effettuare investimenti in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato.

Per i beni tecnologicamente avanzati materiali e immateriali, le imprese sono tenute a produrre una perizia tecnica asseverata rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale iscritti nei rispettivi albi professionali o un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato, da cui risulti che i beni possiedono caratteristiche tecniche tali da includerli negli elenchi di cui al bando e sono interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura.

Per i beni di costo unitario di acquisizione non superiore a 300.000 euro è sufficiente una dichiarazione resa dal legale rappresentante del’impresa.

La fruizione del beneficio spettante è subordinata alla condizione del rispetto delle normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e al corretto adempimento degli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori.

Entità e forma dell’agevolazione: il credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali

Il credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali materiali tecnologicamente avanzati è così suddiviso:
50% del costo per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro
30% del costo per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 10 milioni di euro
10% del costo per la quota di investimenti tra i 10 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 20 milioni di euro

Per l’anno successivo le percentuali cambiano leggermente, per cui il credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali materiali tecnologicamente avanzati per l’anno successivo è così suddiviso:

40% del costo per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro
20% del costo per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 10 milioni di euro
10% del costo per la quota di investimenti tra i 10 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 20 milioni di euro.

In generale, l’entità dell’agevolazione dipende dalla tipologia di beni strumentali acquistati e dall’ammontare degli investimenti effettuati. Inoltre, il credito d’imposta può essere utilizzato per la compensazione di debiti fiscali presenti o futuri e può essere ceduto ad altri soggetti.

Per beneficiare del credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali, è importante prestare attenzione alle scadenze e alla documentazione richiesta e di rivolgersi a consulenti esperti per assistervi nella compilazione della domanda e nella raccolta della documentazione necessaria.

Un consulente esperto può anche aiutare a valutare se la tua azienda è idonea per beneficiare del credito d’imposta e aiutare a pianificare gli investimenti in modo da massimizzare il beneficio fiscale.

In generale, l’aiuto di un consulente esperto può essere determinante per ottenere il massimo beneficio dalle agevolazioni fiscali e per evitare errori nella compilazione della domanda che potrebbero causare il rigetto della stessa.

FAQ Credito d’imposta investimenti in beni strumentali

Che cos’è il credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali?

Il credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali è un incentivo fiscale che consente alle imprese di ottenere una riduzione dell’imposta sul reddito delle società (IRES) o dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) in relazione agli investimenti effettuati in beni strumentali nuovi.

Chi può beneficiare del credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali?

Il credito d’imposta è disponibile per le imprese, incluse le imprese individuali, che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi. Tuttavia, esistono alcune eccezioni e limitazioni, ad esempio alcune attività commerciali o alcune tipologie di investimenti potrebbero non essere ammissibili.

Quali sono i beni strumentali ammissibili per il credito d’imposta?

Sono considerati beni strumentali nuovi i beni mobili materiali, come macchinari, attrezzature, impianti e arredi, che vengono acquisiti o importati per la prima volta dall’impresa e che non sono stati utilizzati precedentemente.

Qual è il limite massimo del credito d’imposta?

Il credito d’imposta massimo che un’impresa può ottenere in un singolo anno è di 2 milioni di euro.

Come può l’impresa utilizzare il credito d’imposta?

Il credito d’imposta può essere utilizzato per compensare l’IRES o l’IRPEF dovuti dall’impresa per il periodo d’imposta in cui è stato riconosciuto il credito d’imposta. Inoltre, se l’impresa non può utilizzare l’intero credito d’imposta nel periodo d’imposta in cui è stato riconosciuto, il credito d’imposta non utilizzato può essere portato in avanti per i successivi periodi d’imposta.

Quali sono le modalità di richiesta del credito d’imposta?

Il credito d’imposta può essere richiesto nell’ambito della dichiarazione dei redditi dell’impresa o, in alternativa, mediante una dichiarazione da presentare all’Agenzia delle Entrate entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello in cui gli investimenti sono stati effettuati.

Ci sono dei termini entro cui gli investimenti devono essere effettuati per ottenere il credito d’imposta?

Sì, gli investimenti devono essere effettuati entro il 31 dicembre dell’anno in cui si intende fruire del credito d’imposta.

Il credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali può essere cumulato con altri incentivi?

Sì, il credito d’imposta può essere cumulato con altri incentivi fiscali e finanziari, come ad esempio la deduzione fiscale per gli investimenti in ricerca e sviluppo o le agevolazioni per le imprese che investono in determinate zone del territorio.

C’è un limite massimo di investimenti per poter beneficiare del credito d’imposta?

Non c’è un limite massimo di investimenti per poter beneficiare del credito d’imposta, tuttavia, il credito d’imposta non può superare il valore dell’imposta dovuta dall’impresa per il periodo d’imposta in cui è stato riconosciuto.

Bando SMACT, fondo perduto per innovazione, R&S

Bando SMACT, fondo perduto per innovazione, R&S

Un finanziamento a fondo perduto per le aziende che vogliono innovarsi. Andiamo ad approfondire un bando (in scadenza a dicembre 2023) che certamente sta catturando l’attenzione di un gran numero di imprenditori.

SMACT è il Competence Center che si occupa di sostenere l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione delle imprese che operano in Italia. Il bando si occupa, in particolare, di erogare finanziamenti a fondo perduto per progetti di Innovazione, Ricerca Industriale e Sviluppo Sperimentale avanzati sia da singole imprese che da gruppi. Il bando SMACT finanzia fino a 200.000 euro per la singola azienda e fino a 400.000 euro per i gruppi di imprese, con maggiorazioni dei costi ammissibili per le PMI.

A chi si rivolge il bando del Competence Center SMACT

La mia impresa può accedere al finanziamento a fondo perduto? I beneficiari del bando aperto dal Competence Center SMACT per Innovazione, Ricerca e Sviluppo sono le imprese (o i gruppi di imprese) che abbiano almeno una sede operativa sul territorio italiano. Il bando è rivolto a grandi imprese, PMI e microimprese che operano nei settori dell’industria, dell’agricoltura e dei servizi.

Com’è facile immaginare, sono presi in considerazione per ricevere il finanziamento quei progetti che siano coerenti con i principi di lotta al cambiamento climatico, parità di genere, transizione digitale e valorizzazione dei giovani.

Bando SMACT, gli interventi finanziabili

L’obiettivo del bando del Competence Center SMACT è quello di spingere l’innovazione e la digitalizzazione delle imprese che operano in Italia. Pertanto, saranno considerate finanziabili tutte le proposte di investimento che puntino ai seguenti risultati:

  • Sviluppo e innovazione del prodotto o servizio;
  • Digitalizzazione dei processi aziendali, logistici e gestionali;
  • Implementazione di tecnologie 4.0;
  • Miglioramento dei processi produttivi;
  • Gestione, analisi e sicurezza dei dati e cybersecurity;
  • Automazione avanzata dei processi produttivi;
  • Innovazione tecnologica per la sostenibilità ambientale;
  • Realizzazioni di impianti e reti per edifici intelligenti;
  • IoT, AI e Digital Twin.

Bando SMACT: i costi ammissibili

Vediamo quali costi puoi inserire nel progetto di finanziamento proposto per la tua azienda:

  • Forniture materiali necessarie per la realizzazione del progetto;
  • Spese di personale;
  • Strumentazioni, infrastrutture, attrezzature e macchinari;
  • Servizi di consulenza.

Bando SMACT: quanto si può ottenere

Andiamo ora a vedere i contributi economici a fondo perduto che è possibile ottenere grazie al bando del Competence Center SMACT:

  • Fino a 400.000 euro per i progetti di gruppi di imprese che includano almeno una PMI, a patto che non vi sia nell’aggregazione un’azienda che si faccia carico, da sola, di oltre il 70% dei costi ammissibili;
  • Fino a 200.000 euro, invece, per i progetti di sviluppo presentati da una singola impresa o dalle aggregazioni di grandi imprese.

Una importante precisazione: ad ogni impresa è consentito presentare più progetti (ed eventualmente esserne beneficiaria), ma il contributo a fondo perduto complessivo non può comunque superare i 300.000 euro per ogni singola azienda (a prescindere dal numero di progetti finanziati).

In ogni caso, il Competence Center SMACT finanzia fino al 50% dei costi ammissibili per le azioni relative alla ricerca industriale e il 25% dei costi ammissibili per ricerca e sviluppo. Queste percentuali possono essere maggiorate del 10% per le medie imprese e del 20% per le piccole imprese.

Competence Center SMACT: scadenze del bando

Il bando per lo l’Innovazione, Ricerca Industriale e Sviluppo Sperimentale del Competence Center SMACT è stato aperto il 30 luglio 2023 e le domande possono essere presentate entro e non oltre il 15 dicembre 2023.

Contratti di sviluppo: tutto ciò che c’è da sapere

Contratti di sviluppo: tutto ciò che c’è da sapere

Cosa sono i Contratti di sviluppo

I Contratti di sviluppo, operativi dal 2011, sono un importante strumento agevolativo rivolto grandi progetti di investimento nel comparto produttivo italiano. In sostanza, servono a incentivare lo sviluppo di filiere strategiche per l’economia del Paese.

Il soggetto che gestisce i Contratti di sviluppo per conto del Ministero per lo sviluppo economico è Invitalia, che si occupa di ricevere, valutare ed eventualmente accogliere le domande per accedere alle agevolazioni previste.

Ma quali sono i settori strategici cui si rivolgono i Contratti di sviluppo? A ben vedere sono questo strumento si rivolge a un gran numero di filiere produttive italiane: dalla tutela ambientale alla trasformazione e commercializzazione agroalimentare, fino ad arrivare alle attività turistiche (solo per citare alcuni esempi).

Come si è detto, i Contratti di sviluppo sono stati pensati per facilitare i grandi investimenti produttivi, per tale ragione solitamente l’importo delle spese che possono beneficiare delle agevolazioni deve essere pari o superiore ai 20 milioni di euro (che scendono a 7,5 milioni per i programmi che riguardano il comparto agricolo e per alcuni investimenti nel settore turistico delle aree interne).

Contratti di sviluppo: agevolazioni previste

Le agevolazioni previste dai Contratti di sviluppo variano in base alla filiera di riferimento, al territorio su cui insiste l’impresa (o il gruppo di imprese) richiedente e alle dimensioni della stessa. In linea di massima, però, possiamo dire che gli incentivi sono per lo più erogati nelle seguenti modalità:

  • Contributo in conto interessi;
  • Contributo diretto alla spesa;
  • Contributo in conto impianti;
  • Finanziamento agevolato (fino a un massimo del 75% delle spese ammissibili).

Contratti di sviluppo: i beneficiari

Vediamo ora a chi si rivolgono i Contratti di sviluppo. I programmi di agevolazione sono destinati a imprese (italiane e non) di qualsiasi dimensione operanti nei settori oggetto dei bandi. Il soggetto richiedente può essere una singola azienda o un gruppo di più imprese (contratto di rete).

Nell’ambito dei Contratti di sviluppo, infatti, si distinguono il soggetto proponente (una specie di “capofila”, che promuove il programma di sviluppo e si assume la responsabilità della correttezza e coerenza dello stesso) e le eventuali imprese aderenti (quelle che vanno a realizzare i singoli progetti di investimento all’interno del programma di sviluppo).

Perché il programma di sviluppo venga accolto, le spese ammissibili del soggetto proponente devono essere pari o superiori a 10 milioni di euro (che scendono a 5 milioni per il comparto turistico e a 3 milioni per l’agricolo e il turistico delle aree interne), mentre gli investimenti dei soggetti aderenti devono sempre essere pari o superiori a 1,5 milioni di euro.

Come accedere ai Contratti di sviluppo

Come abbiamo accennata qualche paragrafo più su, le domande per accedere ai Contratti di sviluppo devono essere presentate a Invitalia. Sul sito internet www.invitalia.it sono presenti anche i moduli e la documentazione necessaria per effettuare l’istanza.

Successivamente, l’agenzia avvia l’attività istruttoria per verificare l’ammissibilità della richiesta, ne effettua la valutazione e procede (eventualmente) a finanziare il progetto in base all’ordine cronologico di presentazione e alle risorse disponibili.

In generale, nella valutazione dei programmi di sviluppo incide un ampio ventaglio di fattori. Vediamo quali sono i principali:

  • Impatto occupazionale positivo;
  • Capacità di portare o rafforzare il business (sia vendite che investimenti) sul mercato internazionale;
  • Innovatività del progetto;
  • Miglioramento dell’impatto ambientale;
  • Recupero di immobili in stato di abbandono o sottoutilizzati;
  • Coinvolgimento del territorio;
  • Creazione di una rete di imprese richiedenti (contratto di rete).
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